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martedì 28 ottobre 2014

L’INCANTESIMO SBAGLIATO DI ARTEMISIA GENTILESCHI




In questo libro si alternano brani dei nostri giorni, con protagonista Nives e del 1600 con protagonista la pittrice Artemisia Gentileschi. Anche se Nives non lo sa ancora, è legata ad Artemisia e al suo incantesimo sbagliato, che provocherà tutta una serie di eventi ai nostri giorni. Ecco il brano con l’incantesimo sbagliato di Artemisia:

La pozione di Artemisia:
·          Un sasso medio di cinabro
·          un quarto di panetto di biacca
·          due pezzi di carbone vegetale
·          un lapislazzulo
·          un cucchiaio di terra d’ombra
·          una scheggia di serpentino
·          una spolverata di polvere d’ematite
·          cinque cucchiai di gomma arabica
·          due cucchiai di olio di lino
·          due dita di polvere di vetro

e, per finire, un frammento di Pietra filosofale.

Tutti questi ingredienti Artemisia li aggiunse in un mortaio in legno, riducendoli poco alla volta in finissima polvere grazie alla pressione del pestello. Quand’ebbe finito di rompere i minerali li amalgamò con il resto, grazie alla gomma arabica che legava i colori e all’olio di lino. Utilizzò un suo piccolo gioiello, un anello, per avere il lapislazzulo necessario e solo alla fine aggiunse la piccolissima porzione di Pietra filosofale, che aveva trovato molto tempo prima grazie ad un’indicazione contenuta nel foglietto della pozione regalatale dalla Strige. In realtà era stata la stessa Strige a nasconderla in quel luogo, certa che Artemisia, prima o poi, sarebbe passata a cercare la Pietra per la pozione: non era molto lontano dal camposanto dove riposava sua madre. Si favoleggiava molto sull’esistenza di questa Pietra e Artemisia non aveva mai rivelato a nessuno di possederne una piccola quantità. Prima di tutto, non sarebbe stato saggio parlarne, poiché c’era il pericolo più che reale di esserne derubati, in secondo luogo aveva promesso il silenzio alla Strige. La Pietra rassomigliava a un’ambra, la resina fossile del Baltico che aveva racchiuso in sé piccoli insetti, foglie, legnetti di un’epoca lontana e che di quella restava come testimonianza. Artemisia sapeva che l’ambra valeva molto ed era ricercata ovunque, perciò non immaginava nemmeno quanto avrebbe ricavato nel vendere quel frammento di Pietra filosofale che all’ambra era tanto simile ma che in più possedeva la capacità di rendere immortali. Quando il composto si fu amalgamato del tutto-con un rimestio di un certo numero predefinito di volte- solo allora Artemisia aggiunse anche la polvere di vetro. Si trattava di una polvere finissima che pareva zucchero, ma molto più chiara nella tonalità di bianco, che si poteva ottenere sminuzzando una certa quantità di vetro con la giusta dose di Bianco di San Giovanni. Appena la polvere venne aggiunta al composto, questo, inizialmente di colore scuro per la presenza di differenti minerali che erano utilizzati per ricavare i colori, divenne prima bianchissimo, poi trasparente. Così trasparente e invisibile che la stessa pittrice dovette intingere il pennello più volte prima di rendersi conto che la materia ancora stava nel mortaio. Quindi, sicura che nessuno aveva notato quella sua strana attività, Artemisia prese il mortaio ed il pennello e si avvicinò alla tela che stava dipingendo. La sostanza, com’era scritto nel foglietto della Strige, era inodore e insapore, invisibile anche alla vista e incapace di alterare il dipinto. Nessuno, tranne lei, avrebbe mai saputo il segreto del quadro. Così iniziò a stendere il composto, pennellata dopo pennellata, sul quadro che stava sul cavalletto, conscia che stava regalando l’immortalità alla sua arte, e prima di tutto a se stessa: in quella maniera avrebbe ottenuto l’una e l’altra cosa. Nessuno avrebbe dimenticato Artemisia Gentileschi e la sua pittura, nessuno avrebbe scordato il suo talento. Infine la mistura fu applicata sull’intera superficie del quadro senza lasciare traccia. L’opera, che conteneva in via di abbozzo due donne, in realtà due facce della pittrice perfettamente identiche se non per i colori-bianco e oro in una, nero nell’altra-non appariva mutata in nulla e nessun occhio umano sarebbe stato in grado di scorgere alcunché di diverso. Artemisia desiderava l’immortalità per se stessa, non tanto come essere umano, quanto come pittrice. Voleva che una donna pittrice fosse sempre presente, ammirata e ricordata da tutti, che una donna pittrice potesse essere la pittura stessa senza subire pregiudizi di sorta. Voleva, infine, che Artemisia Gentileschi fosse conosciuta per ciò che aveva creato, non per quanto aveva subito. Sul foglio della Strige stava scritto che, pochi minuti dopo la fine di quel rituale, la persona destinata a divenire immortale avrebbe iniziato a sentire su di sé una sensazione particolare, come un formicolio che partiva dai piedi e raggiungeva la testa, e qualsiasi cicatrice o ferita avesse sul corpo sarebbe sparita magicamente per non ricomparire mai più. Artemisia attese e attese, ma nessun formicolio venne a solleticarla, e la cicatrice minuscola eppure visibile che aveva dietro un orecchio non scomparve. Continuò ad osservarsi per un pezzo allo specchio, ma nulla cambiò. Quando fu passata un’ora, capì che qualcosa era andato storto…..

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