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martedì 28 ottobre 2014

L’INCANTESIMO SBAGLIATO DI ARTEMISIA GENTILESCHI




In questo libro si alternano brani dei nostri giorni, con protagonista Nives e del 1600 con protagonista la pittrice Artemisia Gentileschi. Anche se Nives non lo sa ancora, è legata ad Artemisia e al suo incantesimo sbagliato, che provocherà tutta una serie di eventi ai nostri giorni. Ecco il brano con l’incantesimo sbagliato di Artemisia:

La pozione di Artemisia:
·          Un sasso medio di cinabro
·          un quarto di panetto di biacca
·          due pezzi di carbone vegetale
·          un lapislazzulo
·          un cucchiaio di terra d’ombra
·          una scheggia di serpentino
·          una spolverata di polvere d’ematite
·          cinque cucchiai di gomma arabica
·          due cucchiai di olio di lino
·          due dita di polvere di vetro

e, per finire, un frammento di Pietra filosofale.

Tutti questi ingredienti Artemisia li aggiunse in un mortaio in legno, riducendoli poco alla volta in finissima polvere grazie alla pressione del pestello. Quand’ebbe finito di rompere i minerali li amalgamò con il resto, grazie alla gomma arabica che legava i colori e all’olio di lino. Utilizzò un suo piccolo gioiello, un anello, per avere il lapislazzulo necessario e solo alla fine aggiunse la piccolissima porzione di Pietra filosofale, che aveva trovato molto tempo prima grazie ad un’indicazione contenuta nel foglietto della pozione regalatale dalla Strige. In realtà era stata la stessa Strige a nasconderla in quel luogo, certa che Artemisia, prima o poi, sarebbe passata a cercare la Pietra per la pozione: non era molto lontano dal camposanto dove riposava sua madre. Si favoleggiava molto sull’esistenza di questa Pietra e Artemisia non aveva mai rivelato a nessuno di possederne una piccola quantità. Prima di tutto, non sarebbe stato saggio parlarne, poiché c’era il pericolo più che reale di esserne derubati, in secondo luogo aveva promesso il silenzio alla Strige. La Pietra rassomigliava a un’ambra, la resina fossile del Baltico che aveva racchiuso in sé piccoli insetti, foglie, legnetti di un’epoca lontana e che di quella restava come testimonianza. Artemisia sapeva che l’ambra valeva molto ed era ricercata ovunque, perciò non immaginava nemmeno quanto avrebbe ricavato nel vendere quel frammento di Pietra filosofale che all’ambra era tanto simile ma che in più possedeva la capacità di rendere immortali. Quando il composto si fu amalgamato del tutto-con un rimestio di un certo numero predefinito di volte- solo allora Artemisia aggiunse anche la polvere di vetro. Si trattava di una polvere finissima che pareva zucchero, ma molto più chiara nella tonalità di bianco, che si poteva ottenere sminuzzando una certa quantità di vetro con la giusta dose di Bianco di San Giovanni. Appena la polvere venne aggiunta al composto, questo, inizialmente di colore scuro per la presenza di differenti minerali che erano utilizzati per ricavare i colori, divenne prima bianchissimo, poi trasparente. Così trasparente e invisibile che la stessa pittrice dovette intingere il pennello più volte prima di rendersi conto che la materia ancora stava nel mortaio. Quindi, sicura che nessuno aveva notato quella sua strana attività, Artemisia prese il mortaio ed il pennello e si avvicinò alla tela che stava dipingendo. La sostanza, com’era scritto nel foglietto della Strige, era inodore e insapore, invisibile anche alla vista e incapace di alterare il dipinto. Nessuno, tranne lei, avrebbe mai saputo il segreto del quadro. Così iniziò a stendere il composto, pennellata dopo pennellata, sul quadro che stava sul cavalletto, conscia che stava regalando l’immortalità alla sua arte, e prima di tutto a se stessa: in quella maniera avrebbe ottenuto l’una e l’altra cosa. Nessuno avrebbe dimenticato Artemisia Gentileschi e la sua pittura, nessuno avrebbe scordato il suo talento. Infine la mistura fu applicata sull’intera superficie del quadro senza lasciare traccia. L’opera, che conteneva in via di abbozzo due donne, in realtà due facce della pittrice perfettamente identiche se non per i colori-bianco e oro in una, nero nell’altra-non appariva mutata in nulla e nessun occhio umano sarebbe stato in grado di scorgere alcunché di diverso. Artemisia desiderava l’immortalità per se stessa, non tanto come essere umano, quanto come pittrice. Voleva che una donna pittrice fosse sempre presente, ammirata e ricordata da tutti, che una donna pittrice potesse essere la pittura stessa senza subire pregiudizi di sorta. Voleva, infine, che Artemisia Gentileschi fosse conosciuta per ciò che aveva creato, non per quanto aveva subito. Sul foglio della Strige stava scritto che, pochi minuti dopo la fine di quel rituale, la persona destinata a divenire immortale avrebbe iniziato a sentire su di sé una sensazione particolare, come un formicolio che partiva dai piedi e raggiungeva la testa, e qualsiasi cicatrice o ferita avesse sul corpo sarebbe sparita magicamente per non ricomparire mai più. Artemisia attese e attese, ma nessun formicolio venne a solleticarla, e la cicatrice minuscola eppure visibile che aveva dietro un orecchio non scomparve. Continuò ad osservarsi per un pezzo allo specchio, ma nulla cambiò. Quando fu passata un’ora, capì che qualcosa era andato storto…..

giovedì 18 settembre 2014

ARTEMISIA IN GIUDITTA CHE DECAPITA OLOFERNE






In questo quadro, conservato alla Galleria degli Uffizi a Firenze, la pittrice Artemisia Gentileschi sembra da un lato vendicare la violenza di cui lei stessa fu vittima (si è fatto notare come l’uomo avesse tratti somiglianti all’aguzzino di Artemisia, Agostino Tassi) dall’altra trovare una sorta di solidarietà femminile che non ebbe in vita, infatti la tradì anche la sua amica e vicina di casa. Artemisia è stata una pittrice di grande talento sia in Italia sia all’estero, in un rapporto di amore odio con il padre Orazio che durerà tutta la vita, soprattutto perché ognuno dei due cercava di superare l’altro nella pittura. La storia vera di Artemisia si trova in questo libro, che spiega la trama che parte dai nostri giorni con il furto di un quadro della pittrice. L’esistenza di Artemisia, frammista a episodi fantasy che la riguardano, sono il segreto su cui si basa tutto il libro, che porta la giornalista Nives ad indagare sul furto, giungendo proprio nella vecchia casa di Artemisia, secoli dopo la sua morte. Nives e Artemisia faranno fronte comune contro il male, ma riusciranno a sconfiggerlo, insieme?

martedì 21 gennaio 2014

giovedì 7 novembre 2013

ARTEMISIA E LA SUA TRISTE STORIA DI VIOLENZA: LEGGETELA NEL CAPITOLO 6

Ecco in anteprima il capitolo 6, ambientato al tempo di Artemisia Gentileschi. Lei stessa e la sua triste storia è protagonista di questo capitolo.

 CAPITOLO 6

 Roma, autunno 1612

Seduta su uno sgabello davanti al cavalletto con la tela, Artemisia stendeva il colore quasi senza pensare, immersa com’era nei suoi cupi pensieri. Le pareva quasi che il quadro si completasse da solo, che le sue mani con una propria autonomia dipingessero mentre lei si soffermava con la mente su tutt’altro. Dipingere era l’unica cosa in grado di regalarle almeno un po’ di serenità, anche se sempre più spesso si trovava a rivangare quanto accaduto in quei mesi. Era una bella giornata autunnale, una di quelle in cui ancora il sole scalda la terra con i suoi raggi e il cielo terso regala l’illusione di essere ancora nella stagione estiva. Artemisia era sola in casa poiché il padre Orazio era andato fuori per delle commissioni e i fratelli erano usciti di buon’ora. Ma anche se la casa fosse stata piena di gente, lei si sarebbe ugualmente sentita sola. Mentre immergeva il pennello nel colore nero, ripensò a quanto le era accaduto l’anno precedente. Era una giornata come tante e lei stava nella sua casa in via della Croce quando il pittore Agostino Tassi detto lo “Smargiasso” era entrato in casa e approfittando dell’assenza di Orazio le aveva usato violenza. Artemisia, che aveva intuito subito le intenzioni dell’uomo, aveva supplicato l’amica Tuzia, sua vicina di casa, di non lasciarla sola, ma quella se n’era infischiata e così il Tassi aveva avuto campo libero e in breve aveva fatto di lei ciò che voleva. Lei aveva tentato di resistere, graffiandolo, sputandogli in faccia, ma la forza dell’uomo era tanto superiore alla sua che alla fine non era più riuscita a tenere a bada quella belva.  Artemisia non poteva dimenticare la vergogna e il dolore per quella violenza e nemmeno il tradimento dell’amica. Il Tassi era anche amico di suo padre, il quale tempo addietro l’aveva pregato anche di dare lezioni di prospettiva alla figlia Artemisia, l’unica tra i suoi eredi-tutti maschi-a padroneggiare l’arte della pittura. Era piuttosto inconsueto che a una donna fosse concesso di praticare quell’arte ma Orazio l’aveva avviata presto in quel mestiere appena si era reso conto che in lei si nascondeva del talento. Anche a lui, probabilmente, era sembrata una cosa sconveniente che una ragazza diventasse pittrice e certamente si doveva essere preoccupato di quanto avrebbe detto la gente vedendola dipingere, ma in cuor suo non se l’era sentita di precluderle quella possibilità, non dopo aver visto con quale facilità sua figlia imparava e con quale passione si applicava per emergere. Per questo aveva chiesto all’amico Agostino-che collaborava con lui alla realizzazione della loggetta della Sala del Casino delle Muse di Palazzo Rospigliosi- di darle lezioni sulla prospettiva, in modo da fornire ad Artemisia ulteriori conoscenze che avrebbero arricchito il suo bagaglio artistico. Quello che Orazio non poteva immaginare era che l’uomo aveva messo gli occhi su Artemisia e da tempo attendeva l’occasione giusta per avvicinarla, come non poteva immaginare che il Tassi, nonostante la loro amicizia e il sodalizio artistico che si era creato tra loro, stava meditando di compiere un’azione tanto spregevole. Artemisia non raccontò subito al padre quant’era accaduto. Agostino nei giorni successivi aveva promesso di sposarla, così da rimediare alla violenza e secondo la tradizione dell’epoca in tal modo era possibile sistemare le cose. Non che Artemisia fosse contenta di sposarlo, anzi la cosa la ripugnava, ma non vedeva altra via d’uscita per non essere additata dalla gente che in quelle occasioni addossava sempre tutta la colpa alla donna. Lei naturalmente sapeva di non aver fatto o detto nulla per incoraggiare l’uomo, ma la gente ragionava in altro modo. Sapeva cos’avrebbero bisbigliato: avrebbero detto che lei era una poco di buono, che aveva messo in atto mille astuzie per farsi sedurre da Agostino e che in fondo si era meritata quella violenza. Avrebbero sparlato di lei al suo passaggio, magari nessuno avrebbe mai comprato un suo quadro. Ecco, era quest’ultima cosa che le pesava di più, che la sua carriera artistica appena cominciata dovesse interrompersi per quel vergognoso episodio e per colpa di un uomo che aveva distrutto il suo futuro. Per questa ragione Artemisia inizialmente tacque con il padre e attese, seppur angosciata e disgustata, che Agostino la chiedesse in moglie. Ma i giorni passarono e Agostino non si presentò da Orazio per chiedere la mano della figlia. Poi passarono le settimane, e quando fu chiaro che il Tassi l’aveva ingannata Artemisia si decise a confessare l’accaduto al padre. Si era vergognata talmente, nel raccontare al genitore quanto aveva dovuto subire e per tutto il tempo aveva tenuto gli occhi bassi attendendo la condanna di Orazio. Artemisia, infatti, pur amando il padre, era convinta che anche lui l’avrebbe incolpata dell’accaduto. Era suo padre, è vero, ma era pur sempre un uomo, e come tutti gli uomini anche lui probabilmente vedeva le donne come uniche colpevoli in situazioni come quella. Orazio, seduto al tavolo della cucina, aveva ascoltato la figlia senza fiatare, sempre più incollerito man mano che proseguiva. Alla sua rabbia si mescolava anche un sentimento d’incredulità, proprio perché il Tassi non era uno sconosciuto ma un amico e collega. Come aveva osato quel farabutto rovinare sua figlia? Quando venne a conoscenza del fatto che la violenza risaliva a tempo addietro, ricordò che aveva visto il Tassi fino al giorno prima e con lui aveva scherzato e scambiato consigli sui lavori commissionati ai due pittori. In lui non aveva mai notato nulla di strano, di diverso. Semmai-e fu un particolare che gli tornò in mente solo mentre la figlia continuava a parlare-era Artemisia che in quel periodo sembrava più assente e più taciturna. Non aveva dato molto peso alla cosa ma in quel momento capì che avrebbe dovuto indagare e scoprire cosa faceva soffrire la figlia. Se avesse ancora avuto al fianco sua moglie, morta già da diversi anni, forse le cose sarebbero andate diversamente. Lei sicuramente si sarebbe accorta subito del cambiamento di Artemisia.

“Perché non hai parlato subito con me?” domandò Orazio quando Artemisia ebbe finito il suo racconto.

Artemisia tacque un momento, sempre con gli occhi bassi e poi rispose:

“Aveva promesso di sposarmi.”

“Capisco. E dunque?”

“Niente” disse Artemisia.

“In questo caso c’è solo una cosa da fare” disse Orazio “denunciarlo”. Già si era alzato dal tavolo e afferrava una mantella per coprirsi e andare a fare il suo dovere affinché quel delinquente non la passasse liscia, quando Artemisia lo fermò.

“No, vi prego padre. So che quell’uomo è stato ignobile e merita una punizione, ma pensate a me.”

“Che cosa vuoi dire?” domandò Orazio senza capire.

“Pensate a cosa andrò incontro se ci sarà un processo. La gente mi additerà, dirà che sono una dai facili costumi, che me la sono cercata, nessuno vorrà un mio quadro”. Artemisia parlava concitata, con il terrore negli occhi. Orazio, vedendola in quello stato, le mise le mani sulle spalle e la fece sedere.

“Guardami, Artemisia” disse alzandole il viso con un dito. Artemisia lo fissò per la prima volta da quando aveva iniziato a raccontare. “Che altro pensavi che avrei potuto fare? Non posso andare da lui e farmi giustizia da solo. O lo denuncio, oppure la faccenda si chiude qui, lo capisci?”

Artemisia non rispose. Si rendeva conto che il padre aveva ragione, ma come uomo non riusciva a capire la sua posizione. Sarebbe stata sola, ad affrontare quella battaglia. Sola contro le maldicenze, le cattiverie, sola contro i pregiudizi della gente.

“Io vado” disse Orazio e rapidamente uscì chiudendo la porta di casa dietro di sé senza aspettare la sua risposta.

“Ecco, ci siamo” pensò Artemisia “niente sarà più come prima nella mia vita”.  E, come avrebbe costatato in seguito, aveva ragione.


Quello che ne seguì fu un processo che subito diede scandalo e che fece di Artemisia la protagonista assoluta di quel dramma. Fin da subito, dal giorno in cui Orazio era tornato a casa dopo aver sporto denuncia, Artemisia aveva compreso che doveva prepararsi al peggio, che da quel momento in avanti avrebbe potuto contare esclusivamente su se stessa e nessun altro. Ne sarebbe stata capace, lei, una ragazza così giovane? Sarebbe stata in grado di sopportare chissà quali voci e quali umiliazioni? Si disse di sì e decise che qualunque cosa fosse accaduta non si sarebbe piegata. Nessuno, mai, sarebbe stato in grado di usarle ancora violenza o di farla cedere, in nessun modo. Orazio l’aveva informata che presto sarebbero iniziati gli interrogatori, non solo per lei e per il Tassi, ma anche per Tuzia e per chiunque potesse sapere qualcosa su quella squallida faccenda. Artemisia, saputolo, con un pretesto era uscita di casa per starsene un po’ sola, nonostante Orazio le avesse raccomandato di stare attenta a non incontrare amici del Tassi che potevano rifarsi su di lei per aver avuto l’ardire di denunciare il suo stupratore. Ma Artemisia non sopportava più di starsene rinchiusa in casa, l’aria le sembrava pesante e nello sguardo del padre, seppure di sfuggita, le era quasi parso di notare un muto rimprovero per quanto accaduto. La ragazza lasciò la casa per vagare in pace per il Quartiere degli artisti, prima che la voce sulla denuncia circolasse. Per il momento ne erano ancora tutti all’oscuro, eccetto il Tassi e i suoi fedeli compagni, ed Artemisia sapeva che neppure loro avrebbero avuto il coraggio di aggredirla per strada, in pieno giorno. La violenza del Tassi era stata ben altra cosa, consumata in una casa privata, al riparo da sguardi indiscreti, e nessuno avrebbe potuto udire le urla di Artemisia. A parte Tuzia. Tuzia, l’amica fedele, colei che già donna aveva raccolto le confidenze, le paure e le speranze di Artemisia ragazzina, colei che avrebbe dovuto proteggerla in quanto donna e in quanto amica, quel giorno maledetto aveva deciso di voltarsi dall’altra parte, di fingere di non vedere ciò che lo Smargiasso stava architettando ed anzi addirittura l’aveva coperto quando, quel giorno dannato, aveva deciso di non aspettare oltre e violentare Artemisia. Mentre camminava per i vicoli senza una meta precisa, Artemisia pensava a questo e a molti altri interrogativi. Si era infatti resa conto che quando aveva parlato al padre dello stupro, quest’ultimo aveva deciso di denunciare il Tassi solamente quando Artemisia gli aveva detto che l’uomo non aveva nessuna intenzione di sposarla. Inoltre, lei stessa aveva raccontato tutto ad Orazio solo quando si era resa conto che non vi sarebbe stato alcun matrimonio riparatore. Ma com’era possibile? Ad entrambi più che la violenza intentata dallo Smargiasso era parso più deplorevole la mancata proposta di matrimonio, persino a lei, Artemisia, che quella violenza l’aveva subita in prima persona, che per giorni e settimane e mesi aveva convissuto con quel peso, sentendosi sporca, sbagliata, percependo dentro se stessa quasi la certezza di essersi meritata quanto accaduto, benché invece sapesse benissimo che tutto ciò non era vero. Non aveva fatto nulla per dare a intendere qualcosa ad Agostino ed era ben sicura di non aver mai fatto allusioni che potessero essere interpretate in modo erroneo. Ma allora perché dopo quel fatto si sentiva così, con quel disagio perenne, come se ad essere nel peccato fosse lei e non il suo aguzzino? Perché la società in cui viveva-si domandava-non condannava chi usava violenza ad una donna, non l’atto in sé ma solo ciò che avveniva dopo, se il matrimonio non aveva luogo? Ed ancora, perché le donne finivano per sposare i loro torturatori? Com’era spiegabile che volessero condividere tutta la vita con l’uomo responsabile di tutti i loro mali, sia fisici sia psicologici? Anche lei stessa, in fondo, aveva creduto ad Agostino e sperato che la sposasse. Ora stentava a riconoscersi nella ragazzina che giorno per giorno attendeva gli eventi e pregava ogni notte, prima di addormentarsi nel suo letto, che lo Smargiasso si presentasse a casa di Orazio per chiederla in sposa. Si rese conto che la società del suo tempo ragionava in quella maniera, forse anche nelle epoche passate si era sempre ragionato a quel modo e a tutti pareva una cosa giusta. A nessuno-tranne forse a qualche donna più coraggiosa delle altre-era venuto in mente che violentare una ragazza era un reato e che per questo chi lo compiva meritava di finire in galera. La violenza in sé doveva essere condannata, non il fatto di rifiutarsi di sposare la vittima. Artemisia camminava e camminava, senza fermarsi a parlare con nessuno, senza prestare attenzione al tempo, ai luoghi, e finì per trovarsi nelle vicinanze del Tevere.

“Sarebbe tutto più facile” pensò “se mi buttassi nel fiume.”

Poi però si vergognò di quel pensiero. Perché doveva essere lei a morire, lei che non aveva fatto nulla di male, lei che era stata la vittima? Era più che certa che invece pensieri del genere non avevano mai neppure sfiorato la mente di Agostino, che anzi sicuramente si era vantato di quella sua losca “impresa” con i suoi compagni delinquenti. Chissà quanto avevano riso, tutti insieme in qualche taverna, mentre Agostino raccontava com’erano andate le cose. Chissà come si erano divertiti, mentre lo Smargiasso narrava con quale resistenza Artemisia aveva tentato di tenergli testa. Al solo pensiero Artemisia si sentì rivoltare lo stomaco. Si fermò sull’argine del fiume, ad osservare l’acqua che scorreva. Era così calmo, il fiume, lui che non aveva problemi da risolvere. Le sarebbe piaciuto tornare indietro ed essere ancora la ragazza che era prima dello stupro, ma sapeva anche che non era possibile. La ragazza che era stata era morta quel giorno, mentre Agostino Tassi la teneva ferma e le impediva di gridare schiacciandole una mano sulla bocca. L’Artemisia di allora non c’era più, non ci sarebbe più stata. Quando pensava a Tuzia ancora l’incredulità per quel suo comportamento aveva il sopravvento su Artemisia. Artemisia, che aveva perso ancora adolescente la madre Prudenza, sentiva il bisogno di parlare con una donna, così era nata l’amicizia con Tuzia. L’amica l’ascoltava e le dava consigli, anche se le sembrava strano che una donna potesse dipingere e abitando vicine per Artemisia era diventata un punto di riferimento. Come aveva potuto, con quale cuore, diventare complice del Tassi? Pareva che l’avesse addirittura avvertito di quando Artemisia sarebbe stata sola e, quando Agostino le piombò in casa e Artemisia chiese aiuto, Tuzia finse di non aver udito le sue parole. Così, senza nessun impedimento, si era consumata la violenza in via Della Croce. Il tradimento di Tuzia l’aveva così profondamente rattristata proprio perché immotivato visto il legame che si era instaurato tra loro, e a momenti ancora non riusciva a capacitarsene. Se fosse stata viva sua madre, forse l’avrebbe preparata a parare colpi di quel genere, le avrebbe insegnato che al mondo la solidarietà tra donne è qualcosa di difficilissimo da trovare, poiché solitamente viene ostacolata da sentimenti diversi, sui quale predomina l’invidia. Artemisia invece l’aveva scoperto da sola, e nel modo peggiore. Ma di che cosa poteva essere invidiosa Tuzia? Della sua arte. Covava invidia per il talento dell’amica pittrice, per il fatto che il padre l’avesse iniziata a quel mestiere nonostante fosse una donna, perché forse un giorno i suoi quadri sarebbero stati apprezzati e venduti con successo ed il suo nome conosciuto ovunque. Solo molto tempo dopo il tradimento Artemisia l’aveva compreso. Doveva forse sentirsi in colpa anche per quello? No, no di certo. E fu in quel momento, lì, sull’argine del Tevere, mentre il sole tramontava colorando di tinte violette il cielo, che decise di non rinnegare mai se stessa. Di non sottovalutare la sua arte, di continuare la strada che aveva intrapreso anche se era una donna e a molti non avrebbe fatto piacere, di non sputare su se stessa come donna perdonando il suo violentatore o peggio sposandolo. Avrebbe affrontato il processo e tutte le sue conseguenze, senza paura, a testa alta. Mai più, per nessuno, avrebbe chinato la testa. Artemisia Gentileschi non aveva più paura di niente.
















martedì 8 gennaio 2013

LE DONNE NEI MIEI LIBRI




Le donne sono molto presenti nei miei libri, sono donne combattute, combattive, ma anche magiche o realmente esistite.

Ne La strada di casa le donne sono tre: Anna, sua madre Sara e la zia di quest’ultima, Matilde. Si tratta di un romanzo ambientato nel periodo della seconda guerra mondiale, con protagonista Sara innamorata di un tedesco, la zia Matilde staffetta partigiana mentre Anna, nel 2005, scopre la storia della madre, divisa nei suoi sentimenti, tormentata, con un segreto che ha mantenuto per mezzo secolo.
Nei racconti de Le Piccole Cose invece le donne sono forti, come Marcellina, che si fa carico dei bisogni della famiglia d’origine, si occupa del fratello, lascia il paese anche se con la morte nel cuore, o la Donna delle Fucine, nel Seicento una donna che abitava sola, per molti una fattucchiera, ma colei che nonostante le dicerie saprà salvare il paese all’arrivo della terribile peste.
 In Reset, romanzo che parla di tre famiglie trentine nell’arco di tempo tra gli anni 80 dell’Ottocento e la fine della prima guerra mondiale, tra emigrazione, guerra ma anche ritorni a casa, le donne sono molte. Torna Matilde de La strada di casa, si scoprono anche le sorelle, poi Marina che partirà per il Sudamerica alla ricerca di una vita migliore. In Reset c’è anche Martina, che nel 2020 con altri due ragazzi cercherà di salvare proprio questa storia, la storia dei loro avi, prima che la tecnologia spazzi via anche i ricordi.
 L’Inclinazione, storia di Artemisia e Nives presenta due donne: Nives, giornalista di oggi e Artemisia, che altri non è se non la pittrice Artemisia Gentileschi. Attraverso una storia attuale-l’incarico di Nives di scrivere un articolo-si scopre la vicenda reale della Gentileschi, pittrice in un’epoca in cui le pittrici erano poche, donna e artista ma anche donna violata ma non spezzata da un pittore tra l’altro amico del padre Orazio. Artemisia coraggiosamente sopportò il processo contro il suo aguzzino, che pareva più che altro rivolto a lei e che porterà all’incarcerazione di Agostino Tassi, colui che le aveva usato violenza. Da qui la storia torna a noi con Nives che si scopre legata ad Artemisia da una vicenda magica e terribile: un libro che parte dalla forza di Artemisia per narrare poi una vicenda fantasy. Anche Nives saprà raccogliere l’eredità di Artemisia e imparare a percorrere la sua strada.
È invece un simpatico folletto Ronja, della fiaba per bambini Matteo e Ronja nel Parco nazionale dello Stelvio-settore trentino, un folletto che aiuta un bambino che si è perso a conoscere e rispettare il Parco e i suoi abitanti.
Sono personaggi reali invece Anastasia Romanov, Anna Bolena e Erzebeth Bathory, tre donne di epoche e paesi diversi, la cui storia è narrata nel libro “Sopravvissuti” da loro stesse. Partendo dalla vicenda reale s’ipotizza una loro possibile sopravvivenza, ottenuta nel caso delle ultime due (la Bathory era una donna che praticava il vampirismo) a scapito di altri.

Per conoscere tutti i libri (questi ed altri) leggere anteprime e approfondire vi aspetto su

www.larazavatteri.blogspot.com

giovedì 22 novembre 2012

NO MORE VIOLENZA





Per dire basta alla violenza sulle donne, aderite a questa iniziativa, basta scrivere una mail scrivendo aderisco seguito dal vostro nome e cognome o aderire online, cliccate sul link qui sotto se vi sta sta a cuore questo purtroppo sempre attuale problema:

http://www.nomoreviolenza.it/



mercoledì 25 luglio 2012

martedì 12 giugno 2012

UN MONDO DI DONNE CON LA STRADA, ARTEMISIA E LE PICCOLE COSE




L’universo femminile è al centro di tre dei miei libri. In La strada di casa la protagonista è Sara, una donna ormai anziana ai giorni nostri ma che durante la seconda guerra mondiale era una giovane ragazza sposata ad un uomo non amato, che incontra e s’innamora di un soldato tedesco. Un amore che va contro ogni regola, perché il fratello di Sara era partigiano ed è stato ucciso e perché la zia Matilde, donna energica e indipendente, è a sua volta staffetta partigiana. Sarà la figlia di Sara, Anna, a ritrovare il diario della madre, scoprire la sua storia e il segreto che ha custodito per oltre mezzo secolo.
Un altro libro da cui emerge la forza delle donne è L’Inclinazione. Storia di Artemisia e Nives. Artemisia è Artemisia Gentileschi, pittrice romana del Seicento, dotata di grande talento artistico e violentata da un pittore amico e collaboratore del padre, Agostino Tassi. Artemisia si ribella e riesce a far condannare l’uomo (la vicenda è vera) ma il suo nome fino ad oggi è rimasto legato a quella vicenda. Nel libro si parte dalla sua vera storia per arrivare ad una parte fantasy, con Artemisia che decide di fare una pozione per rendere immortale se stessa e i suoi quadri e non essere ricordata solamente per la violenza subita. Purtroppo le cose non vanno come dovrebbero andare, la pittrice sbaglia la pozione e secoli dopo sarà Nives, giornalista dei nostri giorni, a subirne le conseguenze. Da Trento, dove vive, segue uno scoop legato al furto di uno dei quadri di Artemisia e si ritrova a Roma, nella casa antica dei Gentileschi, ma non da sola, bensì con la parte cattiva di se stessa, che per l’incantesimo di Artemisia è come sdoppiata. Toccherà a lei vincere sull’altra se stessa perché il male non vinca sul bene e domini il mondo.
Infine nel libro di racconti Le Piccole Cose le donne forti sono, ad esempio, la Donna delle Fucine, toponimo del paese di Cavizzana (Trentino) dove si crede che esista un’antica maledizione. Sarà questa donna, nonostante l’emarginazione cui l’ha confinata la gente, a salvare il paese dalla peste (veramente Cavizzana fu l’unico paese della val di Sole a non essere decimato dal morbo), ma anche Marcellina, che lascia la sua terra per non abbandonare il fratello più debole. Scoprite i testi sui blog e scaricate i report gratuiti, vi aspetto su

http://lastradadicasa.blogspot.com









mercoledì 11 aprile 2012

Artemisia e Nives sul sito Libri da Leggere.net




La storia fantasy con protagonista la pittrice del Seicento Artemisia Gentileschi e la giornalista Nives, con flashback tra il passato, con in parte la vera storia di Artemisia e il presente di Nives, è in vetrina sul sito per i libri LibridaLeggere.net, che ringrazio. Vi invito a visitare il sito e vedere il libro al link

martedì 18 ottobre 2011

I LUOGHI DEL LIBRO-TRENTO

Uno dei luoghi del libro L'Inclinazione. Storia di Artemisia e Nives è la città di Trento, dove vive e lavora la giornalista Nives. Qui, inoltre, viene rubato da un Museo un quadro della pittrice Artemisia Gentileschi. Qui Nives decide di inseguire il presunto ladro...qui prende il via la storia ai giorni nostri. Ecco la città di Trento, un piccolo ma significativo scorcio con la sua bellissima piazza del Duomo, in un video trovato su Youtube:

mercoledì 28 settembre 2011

ARTEMISIA, NIVES E LA FORZA DELLE DONNE




Nel libro le due protagoniste principali sono Artemisia e Nives, ma in generale ho voluto scrivere questo libro anche per far comprendere come le donne riescano sempre a risollevarsi, anche dalle situazioni più brutte o che appaiono più disperate.

Artemisia Gentileschi subì davvero una violenza da Agostino Tassi, un pittore amico del padre Orazio e riuscì ad affrontare un processo che la vide quasi più come colpevole che come vittima. Non solo era una donna, ma anche una donna pittrice, in un’epoca in cui non erano molte le donne a praticare quest’arte. Subì molte umiliazioni ma seppe far fronte a tutte e a non cedere. Di più, dopo, anche nella vita vera, continuò a dipingere, nonostante quel marchio infamante che si portò dietro per tutta la vita.

Nives Loi è una ragazza dei nostri giorni, che tuttavia riesce come Artemisia a non lasciarsi sopraffare dagli eventi. Una volta giunta a Roma, si troverà ad affrontare una situazione paranormale, difficile da comprendere per lei così pratica e razionale. Dovrà convincersi che ciò che sta vivendo è tutto vero e cercare di fare in modo che un piano diabolico non si compia. Inoltre, riuscirà anche a trovare la sua strada nella vita.

Insomma in maniera diversa, a secoli di distanza, Artemisia e Nives non si piegano. Affrontano gli ostacoli, i sacrifici, rischiano in prima persona, non si danno mai per vinte, che sono poi le caratteristiche proprie di tutte le donne.

martedì 13 settembre 2011

CONOSCI LA PITTRICE ARTEMISIA GENTILESCHI?


Conosci questa pittrice? Ne hai mai sentito parlare o sei un esperto? Rispondi alla domanda sulla pagina Facebook dedicata al libro L'Inclinazione, storia di Artemisia e Nives...può essere una buona occasione per diventare fan e saperne di più su Artemisia e sul libro. Clicca qui sul blog, a destra, sul simbolo di Facebook, per accedere alla pagina e clicca su "mi piace" per diventare fan e rispondere. Ti aspetto!

lunedì 29 agosto 2011

I LUOGHI DEL LIBRO: TRENTO E ROMA

Il libro si snoda tra due luoghi: le città di Trento e Roma. Trento è la città dove vive e lavora la giornalista Nives, una giovane ragazza indipendente che si trova a scrivere un pezzo per il suo giornale sul furto di un quadro avvenuto in città, durante una mostra. Il quadro è della pittrice Artemisia Gentileschi, romana, attiva nel Seicento. Proprio la voglia di fare uno scoop scoprendo l'autore del furto spinge Nives fino a Roma, dove avrà un incontro inatteso e dove si svolgeranno eventi che decideranno le sorti dell'umanità. Inoltre il libro racconta anche la vita e la violenza subita da Artemisia tornando indietro nel tempo, alla Roma del Seicento e con stralci presi dal suo diario (immaginario).


lunedì 4 aprile 2011

A BREVE IL LIBRO




A breve sarà disponibile la pubblicazione del libro dedicato ad Artemisia e Nives! Seguitemi sul blog per saperne di più!

Lara

mercoledì 23 febbraio 2011

Nives Loi






Nives Loi è l'altra protagonista del libro. E' una giovane giornalista che svolge con sempre maggiore frustrazione il suo lavoro. La sua vita sarà di colpo stravolta da un episodio che promette un grande scoop, ma che nasconde un segreto sull'intera esistenza di Nives. Per scoprire la verità Nives si mette in viaggio, da Trento a Roma, avventurandosi però anche in un viaggio indietro nel tempo, fino al Seicento di Artemisia Gentileschi.

In quest'avventura Nives dovrà mettere alla prova anche le sue credenze, la sua razionalità, per aprirsi ad un mondo sconosciuto e misterioso.